Educare al rispetto
Essendo il rispetto un'entità astratta, impalpabile, non concreta in termini materiali, già risulta difficile far comprendere alla mente di un bambino cosa significhi questa parola: rispetto.
Vero che è entità astratta ma altrettanto vero che i bambini non sono affatto stupidi. Anzi, bisognerebbe ricordare più spesso che i ragazzi sono anime (come gli adulti) dotati di corpo che è solo più piccolo nelle dimensioni ma non ha meno diritto o meno intelligenza.
Vediamo cosa dice il dizionario on line di rispetto sentimento di deferenza verso chi riteniamo superiore a noi; sentimento che ci induce a riconoscere i diritti, la dignità di qualcuno o di qualcosa; osservanza scrupolosa di ordini, regole, ecc.
Si è detto molte volte che l'educazione passa primariamente attraverso l'esempio. Educare al rispetto significa per un genitore, insegnante, educatore, medico o altro, avere rispetto per il minore (o ragazzo) che ha di fronte. Il rispetto va dal saper ascoltare, comprendere e sentire le esigenze dell'altro, il suo carattere e modo di esprimersi e la capacità di proporsi al mondo nel rispetto, ancora una volta, altrui. Non è solo rispetto verso chi riteniamo superiore perchè non c'è un superiore o inferiore se si parla di persone (se si ragiona in termini di ruoli allora è altro discorso).
Insegnare il rispetto significa, anche per i genitori, imparare a chiedere scusa se sbagliano (e non partire dal presupposto che loro son genitori quindi non sono tenuti a dire nulla), a dire "per favore" e "grazie" quando hanno bisogno di qualcosa. Molto spesso vengono definite "paroline magiche" ma non smettono di esserlo quando si diventa adulti che si rivolgono a bambini o ad altri adulti. Questo rientra nel riconoscere i diritti di dignità della persona.
Educare al rispetto significa dimostrare coi fatti che l'altra persona ha un valore in quanto persona: se l'insegnante mi dice qualcosa posso non essere d'accordo con lei/lui ma questo non mi autorizza a scaraventargli addosso una bottiglia (per alcuni insegnanti dare le spalle alla classe è un rischio!); insegnare il rispetto significa anche in casa, imparare a dialogare e ascoltarsi. Educare al rispetto significa che se l'adulto o il genitore (o il minore) dimostrano di non apprezzare qualcosa o di vivere un disagio, se ne discute; rispetto è anche accettare che l'altro sia diverso e non per questo ci si deve imporre. Rispetto....è quello che spesso richiedono i ragazzi e i bambini a scuola e lo fanno urlando, sbattendo le porte, o con atti che sanno di violenza più che di rispetto. Sanno cosa significhi "rispetto" e lo vogliono a tutti i costi, anche mettendosi a capo di un gruppo e ottenendolo con la forza o con la paura (forse sarebbe bene spiegargli che quello più che rispetto è davvero timore e non hanno lo stesso valore!) E alcuni chiedono rispetto così o perchè non hanno imparato ad essere rispettati in casa, o perchè hanno visto che così si ottiene il rispetto o forse, solo perchè alzando la voce e facendo i matti, il "rispetto" si ottiene prima se l'insegnante o il genitore o il compagno si spaventano. Educare al rispetto significa essere autorevoli (non autoritari) e discutere anche sulle regole per trovare, a volte, un compromesso; educare al rispetto significa comportarsi in modo tale da meritare il rispetto che molti esigono solamente. Educare al rispetto significa anche educare al ruolo: se un insegnante o un adulto mi dice di fare una cosa, e io sono figlio, alunno, nipote ecc. per rispetto ascolto e valuto e non parlo dal presupposto che l'altro, a prescindere non deve dirmi ciò che devo o non devo fare.
Educare al rispetto significa anche che se un insegnante fa presente ad un genitore comportamenti poco educati del figlio, rispondere che il figlio a casa è un angioletto che svolazza con le ali, forse non aiuta l'insegnante ad ottenere rispetto e dal genitore e dall'allievo perchè il ragazzo, così facendo, si sente autorizzato a proseguire nei suoi comportamenti. Insegnare il rispetto significa anche dare ascolto a coloro che, fuori casa, si occupano dei minori e li seguono mentre i genitori non ci sono: gli insegnanti solo le mani, gli occhi e le orecchie dei genitori stessi.





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