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Categorie Educazione

La noia 'aiuta' l'autostima

di Pietradiluna (27/06/2007 - 14:55)

foto intervento

Durante l'anno scolastico vanno a scuola. Poi studio, sport, attività culturali, catechismo, teatro, canto, musica e chi più ne ha, più ne metta. Di fatto i ragazzi si abituano ad avere il tempo organizzato e 'imposto' dai genitori. Ciò che non emerge dall'articolo, è che spesso per i genitori, assenti da casa per lavoro, è una necessità quella di 'riempire' lo spazio pomeridiano dei propri figli. Il titolo dell'articolo è "Fate annoiare i figli": in realtà l'obiettivo non èdi farli annoiare quanto di insegnar loro come gestire il proprio tempo. Scegliere attiività da fare, giochi, sport senza un calendario di appuntamenti rigido. Questo permette loro di fermarsi, ascoltarsi e capire cosa gli piace o per cosa sono predisposti. Questo rafforza l'autostima e si evita l'insorgere di ansia da prestazione o depressione che emerge in coloro che son cresciuti con un eccesso di impegni stabiliti da altri, senza flessibilità e senza tempo libero. Una volta si parlava di stimolare e impegnare i ragazzi in attività sportive o altro oltre l'orario e l'impegno scolastico. Forse si è passati all'eccesso opposto in cui i bambini e i ragazzi non hanno più un momento libero. La ricerca è di Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e responsabile dell’Unità italiana attacchi di panico attiva presso la Clinica Paideia di Roma, ed è stata condotta su 600 ragazzi dai 15 ai 28 anni con problemi legati ad ansia, depressione, scarsa autostima.

Educare al rispetto

di Pietradiluna (15/03/2007 - 09:48)

Essendo il rispetto un'entità astratta, impalpabile, non concreta in termini materiali, già risulta difficile far comprendere alla mente di un bambino cosa significhi questa parola: rispetto.

Vero che è entità astratta ma altrettanto vero che i bambini non sono affatto stupidi. Anzi, bisognerebbe ricordare più spesso che i ragazzi sono anime (come gli adulti) dotati di corpo che è solo più piccolo nelle dimensioni ma non ha meno diritto o meno intelligenza.

Vediamo cosa dice il dizionario on line di rispetto sentimento di deferenza verso chi riteniamo superiore a noi; sentimento che ci induce a riconoscere i diritti, la dignità di qualcuno o di qualcosa; osservanza scrupolosa di ordini, regole, ecc.

Si è detto molte volte che l'educazione passa primariamente attraverso l'esempio. Educare al rispetto significa per un genitore, insegnante, educatore, medico o altro, avere rispetto per il minore (o ragazzo) che ha di fronte. Il rispetto va dal saper ascoltare, comprendere e sentire le esigenze dell'altro, il suo carattere e modo di esprimersi e la capacità di proporsi al mondo nel rispetto, ancora una volta, altrui. Non è solo rispetto verso chi riteniamo superiore perchè non c'è un superiore o inferiore se si parla di persone (se si ragiona in termini di ruoli allora è altro discorso).

Insegnare il rispetto significa, anche per i genitori, imparare a chiedere scusa se sbagliano (e non partire dal presupposto che loro son genitori quindi non sono tenuti a dire nulla), a dire "per favore" e "grazie" quando hanno bisogno di qualcosa. Molto spesso vengono definite "paroline magiche" ma non smettono di esserlo quando si diventa adulti che si rivolgono a bambini o ad altri adulti. Questo rientra nel riconoscere i diritti di dignità della persona.

Educare al rispetto significa dimostrare coi fatti che l'altra persona ha un valore in quanto persona: se l'insegnante mi dice qualcosa posso non essere d'accordo con lei/lui ma questo non mi autorizza a scaraventargli addosso una bottiglia (per alcuni insegnanti dare le spalle alla classe è un rischio!); insegnare il rispetto significa anche in casa, imparare a dialogare e ascoltarsi. Educare al rispetto significa che se l'adulto o il genitore (o il minore) dimostrano di non apprezzare qualcosa o di vivere un disagio, se ne discute; rispetto è anche accettare che l'altro sia diverso e non per questo ci si deve imporre. Rispetto....è quello che spesso richiedono i ragazzi e i bambini a scuola e lo fanno urlando, sbattendo le porte, o con atti che sanno di violenza più che di rispetto. Sanno cosa significhi "rispetto" e lo vogliono a tutti i costi, anche mettendosi a capo di un gruppo e ottenendolo con la forza o con la paura (forse sarebbe bene spiegargli che quello più che rispetto è davvero timore e non hanno lo stesso valore!) E alcuni chiedono rispetto così o perchè non hanno imparato ad essere rispettati in casa, o perchè hanno visto che così si ottiene il rispetto o forse, solo perchè alzando la voce e facendo i matti, il "rispetto" si ottiene prima se l'insegnante o il genitore o il compagno si spaventano. Educare al rispetto significa essere autorevoli (non autoritari) e discutere anche sulle regole per trovare, a volte, un compromesso; educare al rispetto significa comportarsi in modo tale da meritare il rispetto che molti esigono solamente. Educare al rispetto significa anche educare al ruolo: se un insegnante o un adulto mi dice di fare una cosa, e io sono figlio, alunno, nipote ecc. per rispetto ascolto e valuto e non parlo dal presupposto che l'altro, a prescindere non deve dirmi ciò che devo o non devo fare.

Educare al rispetto significa anche che se un insegnante fa presente ad un genitore comportamenti poco educati del figlio, rispondere che il figlio a casa è un angioletto che svolazza con le ali, forse non aiuta l'insegnante ad ottenere rispetto e dal genitore e dall'allievo perchè il ragazzo, così facendo, si sente autorizzato a proseguire nei suoi comportamenti. Insegnare il rispetto significa anche dare ascolto a coloro che, fuori casa, si occupano dei minori e li seguono mentre i genitori non ci sono: gli insegnanti solo le mani, gli occhi e le orecchie dei genitori stessi.

Bambini Indaco

di Pietradiluna (09/03/2007 - 12:56)

Sveglia presto qs mattina. Ho così tante cose che voglio fare, che sfrutterò al massimo la giornata.

Non posso non notare le innumerevoli coincidenze, in qs giorni, che sembrano comparire sul mio percorso come segnaletica luminosa a suggerirmi una via. Vero, percepiamo solo ciò che vogliam percepire credendolo possibile. In questi giorni torna, tra i tanti temi ricorrenti, il discorso sui bambini indaco, cristallo, arcobaleno (troverete diversi link di approfondimento nel testo). Sia chiara una cosa: non voglio che qs post si trasformi in una disquisizione su tematiche accusatorie nei confronti della società. L'obiettivo non è di dare sfogo al proprio essere schifati quanto di aiutare eventuali genitori blog-nauti a capire alcune cose.  Forse condividendo esperienze, raccontandosi piuttosto che additare gli altri perché si sa, chi ha a che fare con gli indaco da subito, sono proprio i genitori. E so che avete racconti, aneddoti, episodi che voi stessi ancora, non riuscite a spiegarvi.

I primi bambini indaco nascono sulla Terra intorno agli anni '60-70. Sono "precursori" degli Indaco veri  e propri.  Gli indaco daranno alla luce figli cristallo. Il nome Indaco, deriva dal colore della loro aura (campo energetico) visibile ad occhi allenati attorno a loro: indaco appunto. Hanno regole nuove, spianano la strada alle nuove generazioni. Andando avanti negli anni, il numero di bambini indaco e cristallo incarnati cresce. Hanno un obiettivo preciso: cambiare noi e il pianeta. Ma non stiamo parlando di un'invasione aliena eh! Mentre gli adulti cercano continuamente di portarlo alla distruzione sfruttando ogni risorsa possibile, gli indaco (e cristallo e arcobaleno ecc) arrivano per insegnare nuovi schemi o anche solo per imparare a non averne più e agire ascoltando se stessi. Ma si trovano in una società di grandi che vede ancora i bambini come materiale da plasmare e non come anime che si incarnano e che insegnano. Restringiamo un po' il campo...

I bambini "nuovi" hanno modificazioni a livello del dna che si vede attivato su 3 code invece che due e presentano modificazioni anche a livello di organi. Ci sono diversi studi al mondo su qs mutazioni...non stupietevi di non saperne nulla! E' una scelta coerente con il mondo dei grandi che decidono cosa debba o meno essere detto.

Indaco hanno una sensibilità eccezionale spesso non compresa dalla realtà in cui vivono. Riescono ad inquadrare le persone per come sono davvero, al di là delle loro maschere perchè le "sentono". Gli indaco sanno di cosa hanno davvero bisogno: allora inutile forzare l'alimentazione in precise ore della giornata (si mangia quando si ha fame e si dorme quando si ha sonno). Ancora inutile imporre le regole di comportamento convenzionali: un indaco fa ciò che sente giusto non ciò che gli altri vogliono. Hanno percezioni extrasensoriali più o meno evidenti (le antenne!!!) che usano in modo del tutto naturale. Comprendono verità profonde (come quelle legate alla vita e alla morta) molto meglio degli adulti. Alcuni presentano difficoltà scolastiche (disturbi di apprendimento), altri hanno disturbi del comportamento (bullismo) qs sempre in funzione del fatto che la scuola non si adegua a loro. Vogliono aiutarci a crescere, a diventare più consapevoli, a correggere la rotta per poter continuare a stare su un pianeta ormai "malato". Specie nei confronti dei genitori, gli indaco arrivano per insegnar loro a cambiare alcuni loro schemi mentali: se una persona è ossessionata dalla puntualità, si troverà forse un figlio ritardatario; se un genitore teme l'extrasensoriale, l'indaco ha il compito di aiutarlo a percepire oltre; se un genitore è razionale, potrebbe avere un figlio iperemotivo ed estremamente sensibile. Testardi, orgogliosi, saggi, sicuri di sé, difensori della realtà, non sopportano le ingiustizie, l'incoerenza, le false verità, le regole solo perchè ci devono essere, sono dolci, pacati, vivaci, empatici, di acuta intelligenza e di abili capacità dialettiche, dotati di intuito e di molto, molto altro...questo non vuole essere un identikit solo alcune delle caratteristiche che è possibile incontrare. Sì, perchè non c'è un elenco esatto di come riconoscere un indaco: si sente. E anche questo rientra nel loro compito: insegnare a sentire.

Ultima precisazione: essere indaco non è una malattia. Molti genitori la vivono così perchè non sono informati, hanno paura e si affidano ANCORA al mondo dei grandi per risolvere la situazione quando basta affidarsi a loro per capire che strada seguire. NON SERVONO PASTIGLIE per cambiare comportamento, per correggere la loro esuberanza, la loro vivacità o la loro iperemotività. Essere indaco (o cristallo o arcobaleno) non è neppure un segno distintivo di merito: non si è superpotenti, dotati di chissà quali superpoteri, e non si è onnipotenti.

Essere indaco è uno stato dell'Essere. Si è....e basta.

Giochi di ruolo: il role playing

di Pietradiluna (05/02/2007 - 11:23)

Simulare. Che si tratti di un avvenimento del proprio passato, di una situazione ipotetica futura, durante un colloquio di lavoro o nel lavoro coi bambini, il role playing ossia il gioco di ruolo, ha oggi moltepilici applicazioni.

Termine coniato da Jacob Levi Moreno, il role play fu inizialmente utilizzato nello psicodramma: il pazienza, con l'aiuto di assistenti, riviveva una situazione del passato dove fosse presente un antagonista e poi riviveva, la stessa situazione impersonando l'antagonsita stesso. Come attori, ci si può calare nei panni degli altri e affinare la propria comprensione o il sentire rispetto a quanto si è vissuto, sentito, provato, sperimentandolo da diversi punti di vista.

Il role playing è divenuto caratteristica importante dei giochi di ruolo intesi come giochi ludici e non solo terapeutici: impersonare un guerriero, un principe o un cyborg che sia, in un videogame o in contesti che prevedano il travestimento, da tempo è di moda. Se pensiamo ai bambini, per loro il gioco di ruolo è fattore importante per la definizione della personalità: giocano a vestire i panni di eroi, piuttosto che di mamma e papà, anche travestendosi, e così facendo si sperimentano, immaginando di essere adulti.

Ecco comparire sul mercato giochi da tavolo, videogame, o centri o alberghi che prevedono questo tipo di intrattenimento.

Nella selezione del personale, si usa spesso il role playing per studiare le dinamiche interiori e/o di gruppo: naufraghi su un isola, o impresa in via di espansione o alle prese con la crisi economica, ecco che le menti dei candidati vengono simpaticamente coinvolte in un gioco che può aiutare i selezionatori a capire meglio, chi hanno di fronte. E il gioco è fatto!

Quattro sberle in padella

di Pietradiluna (08/01/2007 - 16:57)

Prima della fine dell'anno, mi è stato inviato il link a un libro disponibile gratis in rete, che ci spiega cosa mangiamo: Quattro sberle in padella.


Mangiate sano? Sapete davvero cosa avete nel piatto? Forse conoscete parte di quello che c'è ma ci sono tutta una serie di cose, che non sapete. Io ho finito l'anno prendendo consapevolezza della mia ignoranza in materia. Tra pesticidi, processi di sintesi, conservazione, produzione ecc. c'è davvero da rivedere, almeno per me è così, quello che SCELGO di mettere nel piatto.

Ecco perchè ho deciso di segnalarvi questo libro: perchè la scelta è una delle cose che ancora ci rende liberi in una società che ci costringe sempre più a fare, essere, e pensare per ciò che altri stabiliscono essere giusto. Educare significa anche informare e mettere l'altro nelle condizioni di scegliere consapevolmente cosa fare, chi essere, e come esprimersi.

Il file in pdf, lo trovate qui. Non significa che si debba diventare fanatici, salutisti, vegetariani, o ossessivi però abbiamo la possibilità di riflettere se sappiamo cosa abbiamo nel piatto, per noi e per coloro di cui ci occupiamo. Bastano anche solo piccoli accorgimenti per essere più attenti alla nostra salute.

Paura: sentimento necessario?

di Pietradiluna (07/11/2006 - 21:55)

Da domenica sera, giorno di andata in onda del programma, questa frase "è un sentimento necessario la paura" mi rimbomba in testa perchè stona parecchio con ciò che è educazione. E' vero che i bambini hanno un'attrazione particolare per i film dell'orrore, esattamente come quando si vede qualcosa di brutto e impressionante che ci "imponiamo" di non guardare ma lo sguardo cade sempre lì!

La paura è stata per molto tempo usata per ottenere il rispetto e riconoscimento in quanto autorità: molti anni fa a scuola, venivano usati metodi di insegnamento violenti, che oggi sono puniti.

Penso anche alle frasi che spesso dicono i genitori: "Se non mangi tutto, viene l'uomo nero"; "se non smetti di dar fastidio, chiamo il lupo cattivo" ecc. Questo alimenta la paura. Poi ci si lamenta se i piccoli hanno paura del buio!? Ma serve davvero la paura? La paura è sentimento necessario per chi? oltre che per chi produce film horror! :o)

Pensiamo più in grande: i politici usano la paura per portare gli elettori al loro schieramento descrivendo come incapaci, ladri e chissà che altro, la parte avversaria; i mass media puntano sulla paura per sviare l'attenzione da altre informazioni o problemi (pensate all'aviaria o alla mucca pazza: non usavano la paura? e cosa ne è stato di qs. fenomeni?); a livello medico ogni influenza sarà sempre più devastante e ogni nuovo fenomeno è una patologia; la religione usa la paura per mantenere i suoi fedeli (che sia con l'inferno, con il concetto di peccato o con altri principi).

Questo fa pensare che la paura sia necessaria per mantenere il potere quando non si hanno mezzi validi per farsi sentire, per imporre la propria volontà, per far rispettare le regole che si vogliono imporre.

Voi come subite la paura? chi usa su di voi questa emozione per tenervi in scacco? e su chi esercitate la vostra autorità usando la paura? E' possibile trovare altre vie, usando la creatività, il rispetto e la volontà di cambiare, per riuscire a farsi ascoltare e rispettare senza tenere in scacco i figli, gli alunni, e tutti coloro che ci circondano.

E poi, accettazione della diversità e comprensione che non si devono piegare gli altri al nostro volere, faranno il resto.

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