I pacchetti della felicità
Essendo un'appassionata di cucina, mi diletto in rete a cercare ricette sempre nuove. Da qualche mese ho trovato un sito davvero interessante: oltre alle fantastiche ricette e alle splendide foto, ho trovato anche questa iniziativa...
Francesca è l'autrice del blog Fiordizucca: sue le ricette, sue le foto. Proprio ieri ho trovato, in ritardo perchè l'iniziativa scadeva il 27 novembre (quindi NON inviatele mail perchè siete fuori tempo massimo! E poi Francesca se la prende con me!!! :o), i pacchetti della felicità.
Segnalo volentieri questa iniziativa nella speranza che sia d'esempio per altri: donare a "sconosciuti" e ricevere da sconosciuti. In peridio pre-natalizio, mi sembra un'ottima cosa...e anche per il resto dell'anno a dire il vero!
Come funziona (in sintesi perchè la spiegazione completa la trovate sul suo blog):
- bisogna (ricordo, per i più distratti, che è scaduto il termine d'invio) inviare il proprio indirizzo di casa, ufficio, lavoro ecc. a cui si vuole ricevere il dono via mail, alla responsabile dell'iniziativa;
- poi gli indirizzi sarebbero stati smistati e accoppiati in modo tale che ogni partecipante avesse qualcuno da cui ricevere e qualcuno a cui spedire il proprio regalo;
- sempre via mail, si riceve l'indirizzo della persona a cui spedire il pacco;
- si prepara il proprio dono, e lo si spedisce entro il termine stabilito all'indirizzo che si è ricevuto via mail;
infine per chi ha un blog di riferimento, si chiedeva di segnalare sul proprio blog, che cosa si è ricevuto in dono.
Cosa si può spedire e cosa si può ricevere?
Essendo un blog di cucina, era indicato tutto ciò che non rischia di essere rotto con il trasporto e l'invio del pacco e che non fosse facilmente deteriorabile (tipo mozzarelle! o cibi che necessitano di conservazione a certe temperature o a breve scadenza), libri, spezie, biscotti fatti in casa, aromi, o una semplice busta di patatine...magari di quelle con la sorpresa dentro! ;o)
Questa iniziativa è scaduta (lo so, l'ho già detto 3 volte ma alcuni son testoni!) ma spero che l'idea possa essere uno spunto per altri, per creare circolazione di doni, la immagino magari come collegamento tra scuole, asili, (magari per i giochi che a casa non si usano più), oppure su altri blog.
Mi sembra chiaro che la serietà dei partecipanti sta nel dare la propria adesione solo se si hanno tempo e voglia di collaborare e soprattutto DARE oltre che ricevere per non lasciare qualcuno a bocca asciutta perchè lo spirito è proprio dare/ricevere. E chissà che grazie all'idea di Francesca, non diventi una moda?!
Tatuaggi...che passione!

Se negli anni '60 ciò che facevano i giovani era visto come un nuovo stile o una moda, quello che fanno i ragazzi oggi è sempre sintomi di disagio. Ancora una volta son chiamati in causa i tatuaggi, i piercing, ecc. Parto dal presupposto che il bello è soggettivo (non mi ci vedo a farmi scarnificare per sembrare più bella!) e che nel rispetto degli altri ognuno può fare ciò che vuole.
Il tatuaggio e affini, non vengono visti dai ricercatori come mezzo per abbellire, personalizzare, arricchire il proprio corpo ma come forma di protesta o di manifestazione del disagio giovanile.
Io credo che il disagio giovanile sia cosa diversa dal tatuarsi una rosa sul collo, o una farfalla sulla spalla! Se poi c'è il ragazzo così tatuato che pure senza maglietta pare ancora vestito, allora ripeto che è
questione di gusti. Una cosa è la scelta fatta per gusto, altro è ciò che viene fatto per protesta.
A mio modesto parere, i disagi dei giovani d'oggi, si vedono negli stupri di gruppo, nello spaccio, nelle aggressioni a scuola o per strada, negli atti di bullismo, nella mancanza di rispetto che regna sovrana per scarsa educazione. Credo che la messa all'indice dei tatuaggi faccia parte ancora di quel retaggio socio-culturale che vedeva tatuati solo gli ex carcerati. I tempi son cambiati.
Allora direi che al posto di puntarsi su un secco "No", i genitori potrebbero accostarsi ai figli cercando di capire le loro motivazioni a farsi tatuare. Credo sia importante capire e aiutarli a capire se la passione sia passeggera (il tatuaggio è permanente), quale sia il posto più indicato del corpo dove farlo (se farlo su parti coperte o scoperte, quali sono i risvolti che questo può avere nell'abbigliamento, sul posto di lavoro ecc.), e soprattutto aiutarli a scegliere il locale dove farlo, controllando che sia pulito, che abbia documenti in regola, che i colori usati siano naturali ecc.
Vi assicuro che se non è un segno di protesta (se cosi fosse arrivano a casa già tatuati!) l'essere presenti dei genitori diventa "fico" anche agli occhi dei compagni che forse hanno genitori assolutamente contrari a un marchio sulla pelle. Questo vale sia per i minorenni sia per i maggiorenni: certo per i secondi non
serve autorizzazione dei genitori (obbligatoria per i minorenni) ma un aiuto a capire meglio, è sempre educativo. Poi non stupitevi se la vostra disponibilità e accondiscendenza, fa cambiare idea ai ragazzi!
Nell'articolo che trovate qui, potrete leggere anche di altre mode (l'uso di iniezioni di botox, piercing) ecc. Per tutti vale lo stesso consiglio: aiutare il ragazzo a capire se sia cosa "buona e giusta", dove fare l'eventuale innesto e controllare le norme igieniche. O come sempre aspettiamo l'ennesimo pasticcio o infezione o chissà che altro per far interventire lo stato affinchè faccia chiudere certi posti?! Forse, come già detto, essere più presenti come genitori eviterebbe di delegare ogni cosa allo Stato. No!?
Corpo

Per chi ha gli attacchi di panico, non esiste il piacere dello sfizio culinario....tutto è legato al fatto di evitare ciò che provoca gli attacchi di panico. Sì, anche ne l cibo. Soprattutto per coloro che scaricano gli attacchi con vomito e dissenteria. Non è l'ansia a far star male....si crede che sia qualcosa che ci ha fatto male! Questo era per fare un semplice esempio di come i dap stravolgano la vita. Guardare in faccia chi e cosa si nasconde dietro la maschera dei dap, ci aiuta a sentire che esistiamo, che abbiamo un corpo che vive, che sente ciò che ci sta attorno, che comunica con l'esterno, e che ha bisogno di essere ascotlato e non "violentato" dalla paura di sentirlo.
Ancora bullismo
Dove iniziano il bullismo e la violenza, e dove finisce l'atto goliardico? 
Gli insegnanti da tempo denunciano la difficoltà di avere a che fare con minori, bambini e adolescenti, sempre più incontenibili e difficili da gestire, specie nei gruppi.
Gli atti forti, violenti, le minacce, non sono solo a carico dei compagni ma anche verso gli insegnanti, a cui è richiesta sempre più specializzazione per poter insegnare ma non sono preparati per poter intervenire, comprendere e gestire situazioni di disagio che poi scoppiano.
Al posto di spostare l'attenzione sui minori, chiediamoci cosa fanno gli adulti, genitori in primis e insegnanti, per far fronte, per ascoltare e comprendere il disagio dilagante.
In casa c'è sempre più difficoltà ad insegnare il rispetto...comprensibile da parte dei minori non dar retta a un genitore che forse "predica" bene e razzola male. Noto spesso la volontà di imporre delle regole ai più piccoli, regole che gli stessi adulti non rispettano. Allora, come spesso si è detto, l'esempio dov'è?
Insegnare il rispetto verso l'adulto e verso gli altri, non deve essere solo legato al RUOLO, o al legame di sangue. Piuttosto si dovrebbe cercare di far passare valori sani con l'esempio, le parole, si sa, volano. Genitori che si stupiscono delle violenze perpetuate a scuola a carico dei minori (es. pizzicotti, sberle ecc) e a casa magari fanno altrettanto. Penso agli episodi di violenza su portatori di handicap o di atti di pedofilia: quante storie abbiamo sentito in questi anni legate alla scuola ma ANCHE alle famiglie?
Genitori assenti, che delegano e in qualche modo "abbandonano" il loro figlio delegando la loro funzione di educazione ad altri. Mi rendo conto, e l'ho già detto, che oggi avere entrambi i genitori che lavorano sia una necessità, ma come ho detto altre volte, è la qualità del tempo che trascorriamo con loro a fare la differenza. Se quando si è a casa, si parcheggiano davanti alla tv, è come non esserci.
Il transfert è all'esterno: è colpa della scuola! ma chi lo dice? La prima "agenzia" educativa con cui il minore si incontra/scontra è la famiglia. Questo atteggiamento di delega dell'atto educativo alla scuola, ha portato, negli anni, a questa situazione.
Allora sarebbe più opportuno, al posto di puntarsi il dito a vicenda, iniziare a ri-prendersi le proprie responsabilità rispetto agli ambiti educativi delle diverse agenzie educative, che sono COMPLEMENTARI.
Gli insegnanti, dal canto loro, dovrebbero essere più attenti a cogliere i segnali, a non sottovalutare segnali, piccoli o grandi che siano, di disagio o di violenza. Sono anni che si parla di queste cose, ma mi pare che il lavoro da fare, è ancora molto.
(Immagini prese dalla rete web)
L'era glaciale 2

Ieri piacevole tarda serata in compagnia di una delle mie passioni: i cartoni animati. Non mi addentro nei particolari della trama per non svelare nulla a chi ancora non ha avuto il piacere di prendere visione della "pellicola" (Dvd in termini tecnologici!).
Era la volta di L'Era glaciale 2, ma vi prometto che troverete recensioni anche di altri cartoni. Ovviamente, l'idea è di riportare una recensione circa i contenuti educativi.
Di questo cartone, così come del primo, mi piace molto la possibilità di vedere animali ormai estinti o che non si trovano nei parchi e negli zoo. In questo secondo episodio, si pone un problema attuale come lo scioglimento dei ghiacci: occasione importante per spiegare alcuni principi di economia domestica ai più piccoli. E magari un ripasso pure per gli adulti un po' più spreconi!!
L'estinzione della specie: altro argomento importante relativo alla salvaguardia degli animali.
Di fondo, sempre presente il tema dell'amicizia, del branco, che ai giorni nostri è spesso assimilato alla violenza di gruppo: nel film invece si trova l'aspetto positivo, educativo di unione e sostegno al gruppo e non di prevaricazione verso gli altri.
L'illusione che abbiamo di noi stessi, il modo in cui ci vediamo e valutiamo, influenzano il nostro modo di essere ed interagire con il mondo: riprendere possesso di ciò che davvero siamo, riordinare i ricordi, metabolizzare le esperienze, aiuta a ritrovare la propria identità...sia essa di mammut o di altro animale!
Davvero bello il tema sulle paure: Diego, la tigre, ha paura dell'acqua. Essendo un felino questo è "normale" ma lui non lo sa. Affronta la sua paura per salvare Sid...solo poi quest'ultimo gli svelerà che le tigri non nuotano! Affrontare la paura e andare oltre i propri limiti, che a volte sono limiti imposti, subiti ma sempre per scopi positivi e di amore.
Fiera Cristalli a Roma

Per chi ha la passione per i cristalli e le pietre dure, segnalo questo apuntamento a Roma.
Che ne dite di un bel cristallo come regalo di Natale? Io ne ho acquistati due per me proprio ieri. Sì, lo so, sono in anticipo con il Natale ma a certe tentazioni è difficili resistere!
Il 2 e 3 dicembre a Roma si terrà la 28^ mostra di minerali, conchiglie e fossili
organizzata dal Gruppo Mineralogico Romano.
Due mila metri quadri di esposizione per appassionati e incuriositi dal fascino di questi "oggetti"
presso l'ENERGIFE PALACE HOTEL via Aurelia 619 (Largo Mossa) orario dalle 9.30 alle 19.30.
Ingresso gratuito.
Non so voi, ma io non vedo l'ora!
Paura: sentimento necessario?

Da domenica sera, giorno di andata in onda del programma, questa frase "è un sentimento necessario la paura" mi rimbomba in testa perchè stona parecchio con ciò che è educazione. E' vero che i bambini hanno un'attrazione particolare per i film dell'orrore, esattamente come quando si vede qualcosa di brutto e impressionante che ci "imponiamo" di non guardare ma lo sguardo cade sempre lì!
La paura è stata per molto tempo usata per ottenere il rispetto e riconoscimento in quanto autorità: molti anni fa a scuola, venivano usati metodi di insegnamento violenti, che oggi sono puniti.
Penso anche alle frasi che spesso dicono i genitori: "Se non mangi tutto, viene l'uomo nero"; "se non smetti di dar fastidio, chiamo il lupo cattivo" ecc. Questo alimenta la paura. Poi ci si lamenta se i piccoli hanno paura del buio!? Ma serve davvero la paura? La paura è sentimento necessario per chi? oltre che per chi produce film horror! :o)
Pensiamo più in grande: i politici usano la paura per portare gli elettori al loro schieramento descrivendo
come incapaci, ladri e chissà che altro, la parte avversaria; i mass media puntano sulla paura per sviare l'attenzione da altre informazioni o problemi (pensate all'aviaria o alla mucca pazza: non usavano la paura? e cosa ne è stato di qs. fenomeni?); a livello medico ogni influenza sarà sempre più devastante e ogni nuovo fenomeno è una patologia; la religione usa la paura per mantenere i suoi fedeli (che sia con l'inferno, con il concetto di peccato o con altri principi).
Questo fa pensare che la paura sia necessaria per mantenere il potere quando non si hanno mezzi validi per farsi sentire, per imporre la propria volontà, per far rispettare le regole che si vogliono imporre.
Voi come subite la paura? chi usa su di voi questa emozione per tenervi in scacco? e su chi esercitate la vostra autorità usando la paura? E' possibile trovare altre vie, usando la creatività, il rispetto e la volontà di cambiare, per riuscire a farsi ascoltare e rispettare senza tenere in scacco i figli, gli alunni, e tutti coloro che ci circondano.
E poi, accettazione della diversità e comprensione che non si devono piegare gli altri al nostro volere, faranno il resto.
Intervista ad Alessandro Bon
Racconta una vita alle prese con la depressione e non solo. Racconta di un percorso che porta sulla via della guarigione. Un libro che permette di percepire e sentire il mondo, attraverso gli occhi di chi "combatte" con un disagio mentale. Intervista allo scrittore Alessandro Bon.
L’idea di un libro nasce molto tempo addietro, ma non ero mai riusciuto a scriverlo. Pensa sono riuscito a stenderlo solo nell’ottobre 2005 in una settimana!, ed incredibilmente è venuto anche bene, a detta di chi l’ha letto. Se devo essere sincero, più che un’idea era una neccessità, un modo come un altro di riordinare le idee, fare uno schema mentale di ciò che mi è capitato negli ultimi 16-17 anni. Volevo con questolibro cacciare il mio demone. Io credo, e ho riscontrato, che trovare qualcuno che ha avuto problemi simili ai tuoi ti aiuta a capire che non sei l’unico a soffrire. Spesso il depresso o il malato psichico ha in sé un senso di vergogna, come una forma di riluttanza a parlare del suo problema perché lo considera unico, e si considera non guaribile. Facendogli conoscere storie di persone che come lui hanno avuto problemi psichici, credo sia uno sprone a combatterli. Soprattutto se queste persone ne sono uscite - Depressione, attacchi di panico, sindrome bipolare, cosa ti hanno insegnato questi disagi, sulla tua persona e sul mondo in cui viviamo? Ho imparato che sono più forte di quanto credessi. Che non mi spezzo mai, e difficilmente mi piego. Ho capito che non guardo mai a ciò che è stato negativo in una avventura, ma ciò che è positivo. Ho capito che stò maturando dentro me una forza pazzesca. E questo è il risultato di un percorso di anni di terapia e di auto-analisi. Sul mondo in cui viviamo ho capito che è troppo pressante. Le persone vivono sotto una pressione innaturale, che non c’è più modo di comunicare fra uomini. Non c’è più un’amicizia con la A maiuscola, che le famiglie possono essere un aiuto, la mia, o un ostacolo a risolvere questi problemi. Che molti, troppi si rifugiano in Dio, senza capire che i veri motori di se stessi sono proprio loro. Ho capito che c’è un’enorme ignoranza sul problema psico e sulle scienze che lo studiano. E molta diffidenza. - Sono convinta che chi ha questo tipo di disagi sia dotato di enormesensibilità. La scrittura ti permette di incanalare ed esprimere meglio ciò che senti? Certo, condivido, Lord Byron diceva che un poeta o è malinconico, o innamorato, o entrambi. Tutti i grandi poeti sono stati "malinconici" e molti scrittori. Pensiamo a Hemingway, Woolf, Dickinson ecc. Io sono molto sensibile, anzi troppo. Ho scritto un libro di poesie prima di quello autobiografico, e nel cassetto ne ho altre 100 da pubblicare. Ho ricevuto molti riconoscimenti per queste. E grazie alla poesia mi sento di esprimere me stesso al meglio./ - Ti è mai capitato di pensare "questo/a non ha capito niente di me"? Inche circostanza? /Quasi sempre! Sono molto difficile da capire! Non mi apro facilmente, e spesso mi ritrovo a dover combattere con persone che credono di conoscermi. C’è chi mi vede come una montagna, sono 188 cm e quasi un quintale _non grasso_, pieno di sé perché ho il petto in fuori. C’è stato chi nei miei periodi più bui mi ha dato dell’omosessuale perché ho perso la verginità tardi, ed ero molto timido e chiuso. Molti hanno approffitato di me nei momenti più delicati della mie psiche. E questo ha portato gli attacchi di panico! Poi ultimamente quella che consideravo un’amica. Che sapeva tutto di me, mi ha chiuso la porta in faccia: stufa dei miei alti e bassi! (Sapesse io quanto lo sono) - Qual è la più grossa soddisfazione che hai avuto nella tua vita?E la più grossa delusione? Non ho una soddisfazione particolarmente grande da esporre. Potrei dire quando mi sono iscritto a economia aziendale a Ca’ Foscari e ho preso come primo voto 28! Avevo 26 anni e lavoravo, quindi non frequentavo. I concorsi vinti di poesia, quelli sono stati soddisfazioni. Poi altre. La più grossa delusione è l’amicizia in generis. Io sono un che da tutto agli amici, per difendere delle colleghe dal mobbing ho rischiato di essere licenziato, ma non ricevo quasi nulla indietro. Non do per ricevere. Ma mi gratificherebbe avere amici cheogni tanto si ricordano di me. - Nel libro, ringrazi Dio Padre per averti dato la tua famiglia: come tiè stata vicina e in cosa ti ha aiutato o ostacolato? Quanto sonoimportanti l'educazione e la conoscenza della patologia per guarire? La mia famiglia all’inizio non ha capito quello che passavo, mi ha lasciato affrontare da me il mio male. Ma poi alla fine del 2002 quando la patologia è sfuggita ad ogni controllo si sono avvicinati in modo decisivo. Mia madre mi ha indotto a cambiare psicologo, e mi è stata veramente vicina. Ma la sorpresa più bella è stata la dolcezza di mio padre che mi ha capito, anche quando ho perso un sacco di soldi perché attratto dalle prostitute. La conoscenza della patologia è essenziale. La mia dottoressa mi documenta molto bene. Inoltre io sono una persona che legge molto e si documenta su tutto. Se mi dicono qualcosa che non conosco ne cerco subito il significato. - Veniamo al rapporto con medici e specialisti: cosa manca, a tuoavviso, alla classe medica, affinchè possa davvero aiutare sempre piùpersone e risolvere sempre più patologie? Guarda io sono stato fortunato sia con il mio medico di base, che con la mia psichiatra. Per quel che riguarda i medici in generis, gli manca un concetto: non lavorano su motorini in catena di montaggio, ma su esseri umani con sentimenti. Dovrebbero imparare a capire meglio che le persone sono fragili a livello psicologico. Non si può sbattere in faccia certe malattie come sentenze! - Veniamo al tuo presente: hai altri progetti letterari in cantiere? Un libro di poesie che uscirà o nel 2007 o nel 2008. - Da appassionata di scrittura, oltre che di lettura, e sapendo come è gestita l'editoria specie per esordienti (acquisto di copie, richiestadi contributo ecc) ti chiedo: hai incontrato difficoltà a trovare uneditore valido e onesto? Che suggerimento vuoi dare ai giovani aspirantiscrittori? Me compresa eh! Quando decidi di scrivere un libro devi farti un’auto analisi: potrebbe interessare? O è un fezzo? Poi devi sapere che costa, minimo 800 euro per 150 copie. Poi devi sapere che l’editore meno costa meno è presente sul mercato, quindi sulle librerie. Quindi è più difficile vendere, quindi è più difficile farsi conoscere. In ultimo deve far si che il tuo nome diventi un marchio, e sai legato all’argomento trattato. Perché spesso gli editori non sanno fare marketing, e ti devi arrangiare. Insomma è un mondo difficile. p.s. _leggere benissimo i contratti ci sono editori truffatori - Concludiamo alla Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta? Ora che sei quasi completamente guarito, cosa ti manca?Mi manca l’amore, vorrei una famiglia mia, una figlia. Un qualcosa per cui vivere. E qualcuno che vive per me. Lo so che questi 16 anni buttati via nessuno me li ridara ma spero almeno che la mia vita sia migliore…vediamo il prossimo anno… - Nel tuo libro "Abbiate fede...il domani sarà meraviglioso" racconti latua storia. Come nasce l'idea di questo libro? E in quali ambiti credisia applicabile questo concetto? Se penso alla classe politica, devopensare che sei davvero ottimista!






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